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Author Archive Stefano Corso

Il primo gruppo Phototandem

Come fare un Phototandem nelle vostre città

Dopo l’articolo che è comparso recentemente su Frontiere News e grazie alle condivisioni sui social media stiamo ricevendo numerose richieste per replicare il progetto in altre città italiane e richieste per esporre mostre con le foto dei ragazzi a festival e altri luoghi.

Le linee guida per replicare il progetto.

Phototandem è un progetto open source, aperto ed esportabile liberamente, la regola è una sola:

Un “tandem” fotografico tra un migrante e un fotografo, non importa se professionista o amatoriale, dove il fotografo da la sua macchina al migrante e lo fa scattare con il suo supporto tecnico. Le foto devono essere fatte dal migrante.

All’interno di questa regola ogni promotore locale del progetto può interpretarlo come meglio crede, tenuto conto della realtà locale. Anzi ogni nuova interpretazione, anche anche progettuale a lungo o medio termine con i ragazzi è non solo benvenuta ma anche auspicata. Ci sono situazioni dove i ragazzi sono ospiti di un centro e possono essere fatti crescere fotograficamente nel tempo, altre realtà dove i ragazzi sono in transito e quindi le uscite possono essere solo estemporanee.

Vi chiediamo solo di fare di questo sito una raccolta e una condivisione di esperienze e di lavori dei ragazzi ospiti in Italia.

Contattateci quando fate partire un progetto e inviateci aggiornamenti, articoli sulle esperienze e lavori. Basta scriverci se interessati e vi creeremo un account come autore su questo sito web per inserire le esperienze locali o inviateci una mail con foto e descrizione e ci penseremo noi ad inserire il tutto sul sito.

Forniteci ovviamente anche i nomi dei ragazzi e dei fotografi che hanno partecipato ai singoli progetti.

L’indirizzo email a cui scrivere è: info@phototandem.com.

Mostre e richieste di Mostre.

I lavori dei ragazzi vengono frequentemente esposti in festival e altri spazi, compresi i lavori di tutte le città che partecipano all’iniziativa.
Se volete ospitare una mostra nel vostro comune basta scriverci e vi forniremo una selezione di foto in alta risoluzione e un testo di presentazione che può essere integrato in base alle vostre esigenze locali.

Ovviamente potete esporre autonomamente quello che è prodotto localmente.

Purtroppo al momento non siamo in grado di finanziare le stampe essendo tutto il progetto su base volontaria e noi forniamo solo ruolo di promozione e di collettore delle iniziative. Ma siamo aperti ad ogni proposta e idea di finanziamento a riguardo. L’indirizzo email a cui scrivere è sempre: info@phototandem.com.

Vi ricordo che come ambito di discussione ci trovate sul gruppo Facebook di Phototandem.

 

L’integrazione e la solidarietà può partire anche attraverso la fotografia.

Progetto ” Se FotograFANdo…” – Fano

Se fotograFANdO…

Ospitiamo sul sito di Phototandem un interessante progetto svoltosi a Fano e organizzato dall’associazioni L’Africa Chiama e  Giustizia e Pace.

Gli otto fotografi – Abigel, Joy, Precious, Deborah, Saliou, Essa, Sadik e Sana, tutti provenienti dall’Africa – sono ospiti dei centri d’accoglienza di Roncosambaccio e Belgatto, gestiti dalla cooperativa Labirinto.

Durante il corso, tenuto dal giovane reporter fanese Matthias Canapini, i ragazzi hanno avuto modo di conoscere le principali regole e tecniche della fotografia. Inizialmente, si sono esercitati con la tecnica del ritratto e dei primi piani; poi, hanno partecipato ad un’uscita nel centro storico di Fano per cogliere scorci caratteristici della città e, infine, si sono occupati della scrittura delle didascalie che accompagnano le foto.

Gli obiettivi del progetto sono stati molteplici: in primo luogo, si è cercato di creare un momento di scambio reciproco e di formazione in cui i partecipanti potessero esprimere le proprie capacità artistiche e raccontare, attraverso la fotografia e le parole, qualcosa di sé, della propria storia e della propria vita. Inoltre, si è voluta migliorare la conoscenza che i ragazzi avevano del territorio, facendo loro esplorare la città di Fano e incentivando anche l’incontro con persone nuove. Si è scelto di realizzare gli scatti sia con fotocamere professionali sia con gli smartphone in modo tale da privilegiare lo sguardo dei ragazzi piuttosto che lo strumento in sé.

La bellezza di conoscere e conoscersi segna l’inizio di una nuova vita per i ragazzi richiedenti asilo e la cittadinanza di Fano.

Il progetto è stato esposto in mostra nel maggio 2017 presso  l’Auditorium S. Arcangelo a Fano.

Qui sotto una selezione delle foto:

Phototandem all’Inhabitants Festival a Milano

Sabato 24 giugno alle 18,30 si parlerà del progetto Phototandem all’interno del dibattito “Why look at migrants?” durante l’Inhabitans Festival presso l’Assab1.

Vi aspetto numerosi, una interessante occasione di confronto con fotografi che parteciperanno al dibattito e una possibilità di replicare il progetto in altre realtà.

Si può piangere per un parcheggio?

Si può piangere per un parcheggio?

Eravamo stati proprio lì una settimana fa dando le nostre macchine ai ragazzi e facendoli fotografare, oggi sono tornato io a fotografare l’ennesimo sgombero del piazzale dove i volontari del Baobab avevano allestito tende e cercato di dare una parvenza di normalità ad un parcheggio cotto dal sole.

Oggi sono venuti e hanno buttato tutto, le tende, i ricordi, gli effetti personali, i disegni che Dawit aveva fatto e si era fotografato con la macchina di Luna. Sono gli stessi ragazzi che compaiono nell’articolo precedente, gli stessi che giocano con nostre macchine e fotografano il posto dove vivevano.

Una Giunta scandalosa che i problemi non li risolve, ma umilia essere umani e fa finta che non esistano…

Le tende nel parcheggio – La quarta uscita Phototandem

“Ho fatto delle foto. Ho fotografato invece di parlare.
Ho fotografato per non dimenticare.
Per non smettere di guardare.” 

Daniel Pennac

 

La quarta uscita di Phototandem è stata organizzata in un sabato romano assolato e molto caldo di fine maggio. Per la prima volta abbiamo deciso di non portare in giro i ragazzi per la città, ma di fargli raccontare il campo dove vivono dietro la stazione Tiburtina, a Roma. Un enorme parcheggio tra due edifici abbandonati, in mezzo al nulla e con pochissimi alberi a riparare dal sole romano. In questo posto i ragazzi, insieme ai volontari del Baobab, hanno piantato una cinquantina di tende che sono state regalate dai romani. Il campo non ha acqua corrente, non ha elettricità né  bagni.

Per la quasi tutti noi  fotografi questa è la prima volta che visitiamo il nuovo campo. Troviamo alcuni volontari del Baobab, del presidio fisso,  che spazzano tra le tende con l’aiuto dei migranti, alcuni che insegnano l’italiano, altri che fanno staffette per andare in  macchina a prendere taniche dell’acqua.

Cominciamo a girare per il campo parlando con gli ospiti e invitandoli a fotografare, per guardare con i loro occhi un posto precario e allo stesso tempo  ormai fin troppo familiare. Gli diamo le nostre macchine (alcune in pellicola, altre digitali) gli spieghiamo come impugnarle, come zoommare, come scattare, iniziano a scattare, a passarsele. Alcuni di noi riescono a fare un vero Tandem con i ragazzi, altri gestiscono tre-quattro migranti che si passano la macchina curiosi del funzionamento e dei risultati, giocano, sorridono, cancellano le foto fatte. Vogliono fotografare, ma alcuni non vogliono farsi vedere in foto. Sono ragazzi del Senegal, dell’Eritrea, del Gambia e di tanti altri paesi africani arrivati qui in situazioni disperate, subendo maltrattamenti e torture durante il viaggio. Vederli con la macchina fotografica, il nostro strumento di lavoro, ci fa come sempre una strana impressione, positiva con un senso di fiducia ben riposta. Loro  sono gentili, ospitali, sorridono, ci offrono biscotti. Molto spesso non abbiamo nessuna lingua in comune per comunicare, ma si trova sempre la maniera.

Difficile spiegare a loro il senso di quello che stiamo facendo, che spesso non è ancora ben chiaro neanche a noi. Siamo spinti solo dalla voglia di cercare di far raccontare direttamente i protagonisti. Non sono più soggetti fotografici, ma fotografi di sé stessi. E allora ti accorgi sempre di più di quanto la fotografia non sia tecnica o apparire, ma un mezzo di espressione mirato a sentire e fermare quel tempo che sentiamo coincidere con noi stessi.

Alcuni ragazzi fanno ritratti tra di loro, qualcuno fotografa le nuvole, un ragazzo fotografa i disegni che fa, molti si fanno fare foto con i telefonini mentre impugnano le macchine fotografiche. Le tende sono quasi ignorate nelle loro foto. Per molti di loro è iniziato il Ramadan, non mangiano fino al tramonto e non bevono nonostante il caldo e la partitella di pallone fatta nella mattina, ma non rinunciano a scattare, a guardare e a concentrarsi fotograficamente su aspetti della loro vita allo stesso tempo ben lontani dalla loro vita, dai loro sogni e dalle loro speranze.

 

Nella galleria le foto scattate dai ragazzi, le foto nel corpo dell’articolo sono dei fotografi.

 

Un grazie a Marzia, Luna, Giorgia, Massimo, Stefano e Nando e ai volontari del Baobab per  i loro e anche i  nostri momenti.

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